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Paratesto
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Il mwbaparatesto è l'insieme di elementi testuali e grafici di contorno a un mwbqtesto che servono per presentarlo nel contesto della sua distribuzione, ricezione e consumo.

Gli elementi del paratesto si distinguono in base alla loro ubicazione in: peritesto (intorno al testo); epitesto (a distanza dal testo). Secondo mwcqPeeter Torop, inoltre, il paratesto è parte di una categoria più grande, il mwcgmetatesto.

La mwdaparatestualità è, quindi, come una relazione fra il testo e quei “segnali accessori”, considerati o meno come appartenenti a esso, autografi o allografi, che procurano al testo un contorno (variabile) e a volte un commento ufficiale o ufficioso. Una relazione che ha un forte impatto sul ricettore, sia esso un lettore nel caso di testi scritti, un ascoltatore in testi orali e così via.

Contents

Note

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Origine del termine

Il termine paratesto, formato dal mweqgreco mwegpara- ('vicino', 'affine', ma anche 'contrapposto') e dal mwewlatino mwfatextus ('tessuto', da mwfqtexere: 'tessere', 'intrecciare'), si deve al critico letterario mwfgfrancese mwfwGérard Genette. Si sviluppa a partire dalle riflessioni contenute in mwgaPalimpsestes: la littérature au second degré, Paris, Seuil, 1981 [tr. it. di Raffaella Novità, mwgqPalinsesti: la letteratura al secondo grado, Torino, Einaudi, 1997] e attraversa tutta l'opera del critico francese sino a mwggSeuils, Paris, Seuil, 1987 [ed. it. a cura di mwgwCamilla Maria Cederna, mwhamwhqSoglie. I dintorni del testo, Torino, Einaudi, 1989]: il titolo originale del libro e il nome dell'editore coincidono nell'opera in cui Genette si interroga su quali elementi fanno di un testo, un libro.

Approfondimento

Elemento generalmente ignorato dal mwiapubblico, che spesso lo subisce senza avvedersene e trascurato dagli specialisti che solitamente evitano di prendere in considerazione particolari apparentemente marginali, il paratesto non è soltanto un elemento strettamente collegato al testo, né si limita a svolgere una funzione meramente ausiliare. Il paratesto previene il testo, ne assicura la ricezione, funziona come una soglia, un mwiqvestibolo, una zona indecisa tra il dentro (il testo) e il fuori (il discorso delle persone sul testo) senza limiti rigorosi, diviene una sorta di consiglio per la mwiglettura e stabilisce un primo patto con il ricettore, invitandolo ad assumere un determinato atteggiamento mwjainterpretativo. Il ricettore coglie dal paratesto delle indicazioni di mwjqgenere, comincia a valutare il tipo di atto comunicativo che il testo gli propone e al contempo a identificare la porzione di mwjgenciclopedia e le esperienze testuali pregresse simili che è chiamato ad attivare per procedere all'interpretazione del testo.

Questa frangia del testo che, come diceva mwkaPhilippe Lejeune (1975: 45), "in realtà ne dirige tutta la lettura" costituisce una zona non solo di transizione, ma di mwkqtransazione: è il luogo privilegiato dell'istanza autoriale, di una strategia sul pubblico. È qui che l'autore, direttamente o indirettamente, manifesta la propria “mwkwautorità” nei confronti del testo e della sua interpretazione con il compito, più o meno compreso e realizzato, di far meglio accogliere il testo e di sviluppare una ricezione più pertinente, agli occhi, s'intende, dell'autore e dei suoi alleati.

Il paratesto è composto dunque mwlqempiricamente da un insieme eteroclito di pratiche e di mwmadiscorsi di tutti i tipi e di tutte le età riuniti sotto lo stesso termine in nome di una comunanza di interessi, o convergenza di risultati, che sembra più importante della loro diversità. I modi e le possibilità del paratesto si modificano incessantemente secondo le epoche, le culture, i generi, gli autori, le opere, le edizioni di una stessa opera, con differenze spesso notevoli.

Dal fatto che il paratesto svolge sempre una funzione, non consegue necessariamente che la svolga sempre bene e, ancora, tutte le indicazioni che ne derivano possono essere seguite o meno dal lettore, a seconda della loro efficacia, del contesto sociale e sicuramente degli strumenti che il lettore ha per decodificarle appieno. Una descrizione del paratesto non deve mai dimenticare, infine, che il suo oggetto è un mwmgdiscorso, il paratesto appunto, che ha a sua volta come oggetto un discorso, il testo cui si relaziona. Il significato del paratesto dipende dunque da numerosi fattori tra cui necessariamente il significato dell'oggetto, il testo, che è a sua volta un mwmwsignificato.

Peritesto ed epitesto

Nel caso dei testi scritti è abbastanza facile suddividere il paratesto in due zone editoriali distinte: il peritesto e l'epitesto.

Peritesto

{{vedi anche|Peritesto}}

Il peritesto è la categoria spaziale, la zona, in cui si raccolgono gli elementi paratestuali vicini al testo: intorno al testo, nello spazio dell'opera, con una funzione paratestuale quasi esclusivamente di mwoapresentazione, di indirizzo e di commento del testo. È il “nocciolo duro” del paratesto, possiede una forma e generalmente posizioni fisse, quasi canoniche: all'inizio del testo (mwoqfrontespizi, titoli, dediche, mwogepigrafi, mwowprefazioni ecc.), in margine (note, mwpachiose ecc.) e alla fine del testo (postfazioni, tavole, mwpqappendici ecc.) ma fanno parte del peritesto anche il formato dell'opera, la sua composizione grafica ecccite-ref-1[1].

Epitesto

{{vedi anche|Epitesto}}

È epitesto qualsiasi elemento paratestuale che non si trovi annesso al testo ma in relazione con esso, che circoli in qualche modo in libertà, in uno spazio fisico e sociale virtualmente illimitato. Il luogo dell'epitesto è quindi ovunque fuori dall'opera, senza che questo pregiudichi un suo eventuale inserimento successivo nel peritesto, come nel caso delle mwrainterviste all'autore che vengono inserite nelle mwrqedizioni successive di un'opera.

Ha una funzione estremamente importante per il testo rispetto al quale può anche essere temporalmente anteriore. Una funzione che non è sempre essenzialmente paratestuale: molte conversazioni spesso riguardano non tanto l'opera dell'autore, ma la sua mwrwvita, le sue abitudini, la situazione mwsapolitica. La sua funzione paratestuale non ha limiti precisi: in essa il commento dell'opera si diffonde indefinitamente in un discorso mwsqbiografico, critico o altro, in cui il rapporto con l'opera è spesso indiretto e al limite indistinguibile. Tutto quello che un autore dice o scrive nella sua vita, il mondo che lo circonda ecc., può avere una pertinenza paratestuale.

È una categoria, quindi, estremamente vasta e mutevole che può essere suddivisa in quattro aree: epitesto editoriale, allografo ufficioso, autoriale pubblico, autoriale privato.

Epitesto editoriale

La funzione principale dell'epitesto editoriale è quella mwtqpubblicitaria e promozionale, ne sono un esempio i mwtgmanifesti pubblicitari, le inserzioni sui mwtwgiornali, tutta la serie di adozioni pubblicitarie legate all'editore e alla necessità di commercio.

Allografo ufficioso

L'allografo ufficioso, vale a dire più o meno autorizzato, è una categoria molto meno indagata. Potrebbero iscriversi in questa categoria ad esempio le mwugedizioni critiche di un'opera edite dalla stessa casa editrice che rappresenterebbe, in questo modo, una forma indiretta di approvazione autoriale. Il più delle volte l'epitesto ufficioso prende la forma di un mwuwarticolo critico o di una mwvarecensione un po' “teleguidati” attraverso alcune indicazioni autoriali che il pubblico non viene generalmente a sapere.

L'epitesto editoriale e l'allografo ufficioso sfuggono, in linea di massima, alla responsabilità dichiarata dell'autore, anche se questi ha partecipato più o meno attivamente alla sua produzione.

Epitesto autoriale

Se le due precedenti forme di epitesto sono abbastanza marginali, per la gran parte l'epitesto è autoriale nelle sue distinzioni pragmatiche di pubblico, ovvero indirizzato per definizione al pubblico in generale, anche se di fatto ne raggiunge una frazione limitata; e privato, ovvero indirizzato a persone individuali anche se poi servono, magari, solo da intermediari per il grande pubblico. Sono esempi di epitesto autoriale le autorecensioni, le interviste o conversazioni, i mwwadibattiti, le mwwqcorrispondenze, le confidenze orali, i mwwgdiari personali ecc.

Esempi di paratesto

Fra i paratesti più comuni, possiamo citare i titoli di ogni genere, le sigle mwxgtelevisive o mwxwradiofoniche, le mwyaicone nei mwyqsoftware dei mwygcomputer, le dediche, le interviste all'autore, i mwywsipari teatrali ecc.

Il paratesto di un libro è costituito dalle sue introduzioni e postfazioni, dal colophon, dalla copertina, dal formato (grande o tascabile), ma anche dai testi pubblicitari che lo presentano in libreria.

Il campo editoriale è stato quello finora utilizzato per gli esempi. Ma anche nel mwzggiornalismo, ad esempio per quanto riguarda la mwzwcarta stampata, è paratesto il formato del giornale, la divisione in sezioni dei contenuti, la composizione grafica delle pagine, l'apparato di mwaaimmagini a corredo dei testi, la mole di tabelle, mwaqgrafici, schemini, riassunti ecc. che rientra nell'mwaginfografica, i titoli, con mwawocchielli, mwbasommari, mwbqindici o catenacci ecc., e questo considerando il solo peritesto.

In campo mwbwcinematografico una forma notissima di epitesto (editoriale) sono i mwcatrailer dei mwcqfilm che precedono l'uscita del film stesso ma anche le interviste al mwcgregista, agli mwcwattori ecc. Sono paratesto anche i mwdasottotitoli in altra lingua, i titoli d'inizio e di coda con le relative musiche, a meno che non si tratti della mwdqcolonna sonora del film che ha una natura differente. Inoltre, nella cinematografia sono di grande rilevanza i paratesti cartacei come i mwdgmanifesti di ogni formato, gli mwdwopuscoli, i flani pubblicitari, i cineromanzi e i cineracconti, ovvero le trasposizioni dei film in pubblicazioni editoriali che includono i mwewfotogrammi con mwfadidascalie ed, infine, le riduzioni a fumetti dei film, ossia i cinefumetti.

In televisione il paratesto è presente in ogni trasmissione con sigle, tabelle informative, numeri in sovrimpressione, titoli dei servizi, sottotitoli in lingue differenti ecc. ma nuove categorie nascono in continuazione grazie al mwgadigitale terrestre e all'interattività.

Note

cite-note-11. mwhwGérard Genette, mwiaSoglie: i dintorni del testo, a cura di Camilla Maria Cederna, Torino, Einaudi, 1989 mwiq[1987], pp.mwig 17-18.

Bibliografia

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• mwkqRossano De Laurentiis e Mauro Guerrini, FRBR e paratesto, in Marco Santoro e Maria Gioia Tavoni (a cura di), I dintorni del testo: approcci alle periferie del libro. Atti del convegno internazionale, Roma, 15-17 novembre, 2004, Bologna, 18-19 novembre 2004, vol. 2, Roma, Edizioni dell'Ateneo, 2005, pp. 641-653.
• Cristina Demaria e Riccardo Fedriga, mwlqIl paratesto, Milano, Sylvestre Bonnard, 2001.
• mwlwUmberto Eco, mwmaLector in fabula. La cooperazione interpretativa nei testi narrativi, prima ed. 1979, Milano, Bompiani, 2002.
• mwmgGérard Genette, mwmwPalimpsestes: la littérature au second degré, Paris, Seuil, 1981 [tr. it. di Raffaella Novità, mwnaPalinsesti: la letteratura al secondo grado, Torino, Einaudi, 1997].
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• Roberto Grandi, mwpaI mass media fra testo e contesto. Informazione, pubblicità, intrattenimento, consumo sotto analisi, Milano, Lupetti & Co., 1992.
• mwpgAlexander Huber, mwpwmwqaParatexte in der englischen Erzählprosa des 18. Jahrhunderts [PDF 1.5 MB] (Magister Artium). Monaco di Baviera, Ludwig-Maximilians-Universität München, 1997.
• Emiliano Morreale, mwqwLo schermo di carta. Storia e storie di cineromanzi, Milano, Museo Nazionale del Cinema di Torino e Editrice Il Castoro, 2007, ISBN 978-88-8033-404-0.
• mwrgLorenzo Pellizzari, mwrwCineromanzo. Il cinema italiano 1945-1953, Milano, Longanesi & C., 1978, mwsaASIN B0080H70Q2
• mwsgPhilippe Lejeune, mwswLe pacte autobiographique, Paris, Seuil, 1975.
• mwtqBruno Osimo, mwtgManuale del traduttore, Milano, Hoepli, 2003.
• Lenka Müllerová, Reklamní aspekty sekundárních knižních textů v devadesátých letech 20. století (Tesi di laurea), Masarykova universita Brno, 2009. Disponibile da mwuqhttps://is.muni.cz/th/117754/ff_d/?lang=en;id=121545
• Maria Pia Pozzato, mwvaSemiotica del testo. Metodi, autori, esempi, Roma, Carocci, 2001.
• Andrea Semprini, mwvwAnalyser la communication. Comment analyser les images, les médias, la publicité, Paris, L'Harmattan, 1996 [trad. it. di Adriana Soldati, mwwaAnalizzare la comunicazione. Come analizzare la pubblicità, le immagini, i media, Milano, Franco Angeli, 1997].
• Andrea Semprini (a cura di), mwwwLo sguardo semiotico. Pubblicità, stampa, radio, Milano, FrancoAngeli, 1990.
• Georg Stanitzek, mwxqTexts and Paratexts in Media, trans. Ellen Klein, in: Critical Inquiry 32,1 (Autumn 2005), 27-42.

Voci correlate

• mwyqSemiotica
• mwywPragmatica
• mwzqSemantica
• mwzwTesto
• mw0qLessico
• mw0wRicezione